Quello che le parole non dicono. Il linguaggio segreto del corpo.

Quello che le parole non dicono. Il linguaggio segreto del corpo.

Le parole costituiscono solo il 7% di un dialogo. Il resto è formato per il 38% dal tono della voce e per il 55% dalla gestualità, entrambi meccanismi di una forma di comunicazione più complessa e silenziosa che affonda le sue radici nella parte inconscia e ancestrale dell’essere umano, quindi difficilmente dissimulabile agli occhi di chi ne conosce le dinamiche.

Anche se queste valutazioni potrebbero apparire affrettate e approssimative, ricordiamoci che c’è solo una prima volta in cui una persona può incontrarci, e sembra che siano solo i primi quattro minuti di quel primo incontro quelli che lasciano nell’altro un ricordo permanente, positivo o negativo.

A tutti noi è capitato di provare antipatia o avversione verso qualcuno che “non ci ha mai convinti” pur non avendoci fatto del male. Archiviare queste sensazioni come puro pregiudizio a volte si rivela riduttivo. Può darsi, infatti, che la persona in questione abbia inviato inconsapevolmente dei segnali, come il modo di muoversi o il tono della voce, che noi, sempre inconsapevolmente, abbiamo percepito come negativi, al di là dell’aspetto e della congruità delle sue parole.
“Quello che le parole non dicono. Il linguaggio segreto del corpo” illustra come questo semplice esempio sveli alcuni dei meccanismi dell’aspetto non verbale della comunicazione degli esseri umani, una trasmissione silenziosa di informazioni fatta di 700.000 segnali fisici e 250.000 espressioni facciali che si attivano indipendentemente dalla nostra volontà. Chiaramente conoscerli tutti e interpretarli correttamente richiede capacità di contestualizzazione, esperienza e tempo.
Il libro si incentra su ciò che il corpo è in grado di comunicare al di là delle parole, attraverso registri non verbali. Da un punto di vista antropologico la manipolazione del suo aspetto ha consentito all’uomo di distinguersi dalle altre specie animali, mentre sociologicamente queste manipolazioni (o tecniche corporee) forniscono indicazioni sulla società di appartenenza, sulla posizione all’interno di essa, la personalità del singolo e molto altro ancora. Basti pensare al ruolo ricoperto dall’abbigliamento, dalla cosmesi, dai profumi, dai tatuaggi e dalle capigliature nel corso della storia umana. Ma al registro non verbale della comunicazione appartengono altri elementi, come i gesti, la prossemica, la postura, le espressioni del viso; poiché legati a doppio filo con la sfera emozionale dell’individuo e quindi prevalentemente inconsci, sono i più sinceri comunicatori del corpo umano, il quale tenderà sempre a “dire la verità”.
In “Quello che le parole non dicono” è dedicata un’ampia parte che tratta dell’influenza che le emozioni hanno sul nostro comportamento sul piano psicologico, comportamentale e fisiologico. È interessante vedere come le emozioni, specialmente paura, rabbia, disgusto e disprezzo, soprattutto se intense, possano condizionare il sistema nervoso centrale e di conseguenza la tensione muscolare, la produzione di ormoni, il ritmo cardiaco e risposte innate come il tono della voce, la gestualità dell’individuo, lo sguardo, e le espressioni del viso. Paul Ekman ha fatto di queste reazioni innate e non simulabili l’oggetto di studi che hanno portato a un modello scientifico di interpretazione trasversale, applicabile anche all’interno di culture molto diverse tra loro.
Apprendere queste dinamiche comunicative e le relative sfumature ci fa capire meglio con chi abbiamo a che fare e se ci sta mentendo, fornendoci anche gli strumenti per intraprendere relazioni interpersonali più costruttive, oltre che declinabili in qualsiasi contesto e situazione che la vita ci offre.

 

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