Evoluzione della persuasione

Evoluzione della persuasione

Nel corso dell’evoluzione umana, quando alcuni individui hanno compreso che la richiesta dei loro bisogni poteva essere guidata verso il soddisfacimento del bisogno stesso, è iniziata la ricerca degli elementi che potevano condurre alla persuasione. 
Ne “L’evoluzione della persuasione” si traccia un sintetico excursus storico e teorico dell’argomento, che parte dalle diverse scuole filosofiche e di oratoria della Grecia Classica e del mondo latino e attraversa le innovazioni introdotte con l’avvento della psicologia e l’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa.
Diversi esponenti della psicologia e dello studio delle tecniche di comunicazione hanno analizzato diversi aspetti della formulazione di un messaggio, ovvero il messaggio in sé e le sue caratteristiche, il tipo di trasmissione, di ricezione, di decodificazione e di assimilazione e altre variabili, al fine di produrre un effetto persuasivo in chi lo riceve. In tal senso, ha contribuito notevolmente lo studio della comunicazione non verbale, successivamente adottato per conferire verosimiglianza in contesti teatrali, cinematografici e televisivi.

Ma non si può persuadere chi non è disposto a lasciarsi convincere, motivo per cui le ricerche si sono dedicate sempre più a orientare il pensiero degli interlocutori. Un tipico esempio è costituito da Gabriele D’Annunzio, che con i suoi motti e la sua retorica ha contribuito ad eccitare gli animi alla vigilia della partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra.
Le tecniche di comunicazione/persuasione perfezionate nel tempo sono state largamente applicate a fini propagandistici, spesso per mantenere poteri radicati in determinati contesti sociali, o addirittura, come nel caso dei regimi totalitari del XX secolo, monopolizzate da enti appositamente istituiti per consolidare l’espressione di un potere mediante la conquista dell’opinione pubblica.
Rimanendo in Italia, durante il Ventennio non c’era alcun tipo o canale di informazione e intrattenimento che non fosse completamente allineato all’idea del Fascismo o finalizzato all’affermazione del culto di Mussolini, incontrastato ‘capopopolo’. Il successo fu tale che persino Hitler prese esempio da questa metodologia mediatica.

Lo sviluppo della società da rurale/agricola a urbano/industriale e l’evoluzione tecnologica dei mezzi dei mass media, in grado di raggiungere un numero sempre crescente di ascoltatori, hanno fornito nuovi e notevoli spunti ai teorici della persuasione. Ed ecco che le teorie della comunicazione, già osservate in precedenza, sono state applicate alla comunicazione di massa, dando luogo a forme differenziate delle regole stesse. L’attenzione si focalizza sulle scuole di pensiero attente agli effetti psicosociali indotti dai media e sugli studi relativi agli effetti a breve e a lungo termine prodotti dall’esposizione ai mass media, in particolare la TV. Partendo da questi studi si arriva a diverse teorizzazioni, come ‘l’Agenda Setting’, la ‘Cultivation Theory’, l’ipotesi del ‘Knowledge Gap’, la ‘Spirale del Silenzio’, citandone aspetti positivi e i rischi derivati da un uso improprio dei mezzi di comunicazione di massa. Aspetti e rischi che riguardano anche l’uso del computer e Internet, su cui si sta tutt’ora dibattendo.

Altra tematica approfondita riguarda le implicazioni pedagogiche della persuasione, soprattutto quella pubblicitaria, già negli anni 50 intesa ad “allevare i docili consumatori del domani”. Pur riconoscendo i vantaggi dei media, come la funzione socializzante o il potenziale supporto che essi possono fornire al sistema scolastico, si evidenzia la mancata attuazione di un uso coscienzioso – e non persuasivo – di questi mezzi nei confronti dei fanciulli. La persuasione massmediale, incentrata su una rappresentazione stereotipica della realtà, produce degli effetti a lungo termine per i quali i ragazzi, una volta usciti dalle mura domestiche, rimangono immersi in una dimensione fittizia e non reale, nel senso che il linguaggio dei media, e della pubblicità in particolare, viene adottato nelle conversazioni dei gruppi giovanili, convergendo a definire una sorta di cultura specifica dei preadolescenti.

Ultima ma non meno importante è la suggestione del suono e della musica, ovvero la componente audiologica che contribuisce a definire un prodotto mediatico grazie alla sua capacità di veicolare quei messaggi per i quali le immagini fungono da supporto. Anche il suono è stato oggetto di studio; avvalersene in modo mirato aiuta a guidare il coinvolgimento dello spettatore verso precise direzioni. Un supporto la cui componente suggestiva, e persuasiva, è ampiamente valorizzata e attentamente applicata anche da chi si occupa di pubblicità.

Per concludere, una riflessione sui risultati dell’evoluzione storica della persuasione e il quadro che emerge è a dir poco desolante poiché raffigura una società dell’immagine, dello spettacolo e del consumo. Questa visione della società, fatta di apparenza e di finzione, di lusso, belle donne, status symbol, cocktail, grosse auto e tanti soldi, viene veicolata ogni giorno attraverso i mezzi di persuasione di massa, esercitando così sugli individui tutte quelle tecniche finora osservate, e contribuisce così a perpetuare un meccanismo che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ci vede tutti ‘liberi e felici’, e inconsapevoli purtroppo (nella maggior parte dei casi) di come vadano realmente le cose.

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